Oggi la tecnica non si limita più a produrre strumenti o a velocizzare mansioni burocratiche: pretende di organizzare l'esistenza, modellando il modo in cui ci ammaliamo, chiediamo aiuto o prestiamo soccorso. Nel panorama del tecnocapitalismo dominato dalle architetture dell'Intelligenza Artificiale, ogni gesto umano rischia di venire tradotto in dato, ogni bisogno in domanda di prestazione e ogni forma di sofferenza in un problema logistico da risolvere nel modo più rapido ed economico possibile.
Si pensi alla diffusione di chatbot empatici o app di monitoraggio emotivo: strumenti che promettono di gestire il disagio fornendo risposte immediate h24. Come osservava Jacques Lacan (1991) definendo la struttura del discorso del capitalista, il sistema tende a cancellare la dimensione dell'impossibile e della perdita, promettendo di saturare ogni mancanza attraverso la produzione incessante di oggetti di consumo e di soluzioni tecniche. In questa corsa alla saturazione, è la dimensione stessa della gratuità della cura — intesa come atto a fondo perduto slegato da logiche di rendimento e di scambio commerciale — a venire minacciata e fraintesa.
1. L'illusione dell'Altro digitale e la simulazione del dono
L'ingresso dell'IA nella relazione d'aiuto offre una "gratuità" apparente: un interlocutore sempre disponibile, che risponde istantaneamente e non giudica.
Tuttavia, la presunta gratuità dell'algoritmo è un inganno di mercato pensato per trattenere l'utente all'interno del circuito di fruizione. Denunciando l'imperativo della velocità digitale, Byung-Chul Han (2012) ricorda che "la società della prestazione e dell'efficienza ci priva della capacità di sostare, trasformando ogni relazione in un consumo immediato". Questa simulazione automatizzata nasconde insidie profonde:
Eliminazione dell'imprevisto e del vuoto: L'algoritmo opera sulla base del già calcolato. Esclude il silenzio, l'esitazione e l'errore. Laddove un ascoltatore umano accoglie la pausa, l'IA riempie subito il vuoto con frasi di rito, soffocando l'emergere della domanda singolare.
Saturazione dell'attesa: Rispondere subito a tutto impedisce di sostare nella frustrazione. Quando una persona scrive in preda all'angoscia, la risposta istantanea della macchina fornisce un sollievo immediato ma anestetico, impedendo di attraversare la sofferenza e scoprirne la causa.
Scomparsa del corpo e della presenza incarnata: La cura viene ridotta a un flusso informativo. Un algoritmo può simulare empatia, ma non può offrire uno sguardo, un tono di voce che trema o la condivisione dello stesso spazio e tempo tra due vulnerabilità.
Come sottolinea Éric Sadin (2019), assistiamo all'instaurarsi di una "antropologia robotizzata che pretende di sollevare l'umano dal peso della decisione e della presenza, riducendo la verità a mero calcolo predittivo".
2. La trappola della misura contro la logica del dono
Quando la logica del rendimento entra nel campo dell'aiuto, si afferma l'idea fuorviante che un intervento sia valido unicamente se appare misurabile, quantificabile e rapido.
Si finisce così per valutare la cura con i criteri contabili aziendali: il numero di utenti gestiti, i minuti medi per seduta, la rimozione dei sintomi misurata tramite test standardizzati o il gradimento espresso in stelle (i classici rating a valutazione). Ma la trasformazione interiore di un individuo non obbedisce a nessuna tabella di marcia.
Pretendere di misurare tutto significa scartare ciò che dà valore all'esperienza. Richiamando la struttura profonda dello scambio sociale, Marcel Mauss (2002) ha mostrato come il dono non sia mai un semplice baratto, ma una dinamica che "crea legame proprio perché scompagina la rigida contabilità del mercato e non si esaurisce nell'equivalenza del prezzo".
Migliorare la cura rendendo la macchina più performante rappresenta un errore categoriale. Come evidenzia Miguel Benasayag (2019), "modellare la vita e le relazioni sui processi di funzionamento delle macchine significa scambiare l'esistere con il semplice funzionare, eliminando la complessità e la fragilità che ci rendono umani".
3. Custodire l'incomputabile della cura
Difendere la cura nell'era tecnologica significa compiere un gesto di resistenza etica e politica. Significa riaffermare che la relazione con l'altro non è un prodotto da ottimizzare.
Non trasformare l'umano in una metrica richiede gesti concreti che si incarnano sia nelle crepe del sistema che all'interno dei suoi stessi strumenti. Significa abitare il protocollo senza lasciarsene inghiottire: l'operatore o il sanitario che sa fare dell'itinerario procedurale non una griglia anonima da spuntare, ma la cornice entro cui offrire uno sguardo orientato alla singolarità dell'altro; il clinico che sostiene il silenzio invece di diagnosticare con fretta; chi ascolta senza l'ansia di dover "riparare" il problema con un consiglio tecnico. Si tratta di atti incalcolabili che nessuna domotica o algoritmo potrà mai replicare.
Questo scarto emerge contrapponendo due modelli fondamentali:
La cura come prestazione algoritmica: Punta alla soluzione rapida e alla rimozione del sintomo. Si muove in un tempo calcolato e istantaneo, affidandosi a un dispositivo privo di corpo, strutturato sullo scambio commerciale o sul consumo di dati.
La cura come atto e incontro: Si fonda sull'ascolto della singolarità della persona. Rispetta un tempo umano e a durata variabile, sostenuto dalla presenza incarnata di chi cura e orientato dalla logica del dono a fondo perduto.
Riflettendo sulle scorciatoie tecnologiche della modernità, Slavoj Žižek (2009) avverte che "il vero pericolo non è che le macchine inizino a pensare come gli umani, ma che gli umani inizino a pensare e a sentire come le macchine".
L'incomputabile della cura risiede precisamente nel valore di questo scarto: la scelta di offrire tempo, ascolto e presenza corporea senza trasformare la sofferenza umana in una metrica da ottimizzare o in una merce da inserire nel circuito del tecnocapitalismo.
Bibliografia essenziale
Benasayag, M. (2019). Funzionare o esistere?. Milano: Vita e Pensiero.
Han, B.-C. (2012). La società della stanchezza. Milano: Nottetempo.
Lacan, J. (1991). Il Seminario. Libro XVII. L'rovescio della psicoanalisi (1969-1970). Torino: Einaudi.
Mauss, M. (2002). Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche. Torri del Benaco: Einaudi.
Sadin, É. (2019). Critica della ragione artificiale. L'Intelligenza Artificiale o la sfida del secolo. Roma: LUISS University Press.
Žižek, S. (2009). In difesa delle cause perse. Milano: Ponte alle Grazie.
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