giovedì 29 gennaio 2026

Grande Altro e logiche del godimento nell’Islam contemporaneo


1. Il Grande Altro come struttura della Legge

Nel lessico lacaniano, il Grande Altro (A) configura il luogo dell’articolazione significante, della Legge e della garanzia simbolica. Svuotato di sostanza ontologica e affrancato da ogni ipostasi trascendente, esso sussiste unicamente come la matrice strutturale che fonda la normatività del discorso. Attraverso l'assioma dell'inconsistenza — «l’Altro non esiste» (Seminario XVI) —, Lacan formalizza l'impossibilità di reperire un significante ultimo idoneo a garantire la verità del campo simbolico = S(A/). Tale fondativa mancanza strutturale costituisce la condizione di possibilità della soggettivazione e del desiderio: l'emergere del soggetto si gioca irriducibilmente nella fenditura d'interrelazione con un Altro strutturalmente bucato, inemendabile e inassimilabile ad alcuna saturazione metalinguistica.


2. L’Islam come pluralità di regimi dell’Altro

L’Islam resiste a qualsiasi reductio ad unum monolitica, configurandosi piuttosto come una costellazione di regimi significanti dell’Altro: giurisprudenziali, teologici, speculativi, estatico-mistici e politico-istituzionali. La sua complessa stratificazione genealogica interdice la riduzione della Legge islamica (Sharīʿa) a dispositivo codificato unitario.

2.1 Fiqh: la Legge come campo plurale

Le scuole giuridiche (madhāhib) articolano molteplici modalità di inscrizione della norma. Il fiqh non agisce da codice dogmatico immutabile, bensì da campo ermentico continuo. Tale polifonia istituzionale attesta che il luogo dell'Altro non è univoco, ma intrinsecamente differenziale.

2.2 Kalām: la Mihna e l’impossibilità di saturare l’Altro

L'episodio della Miḥna (833–848) — la tentata imposizione abbaside del dogma muʿtazilita sul Corano creato — incarna il fallimento del potere nel suturare la falla dell'Altro. La tenace resistenza di Ibn Ḥanbal ribadisce la radicale incommensurabilità del discorso normativo rispetto all'estrusione totalizzante del potere politico. L'abolizione del dispositivo d'inquisizione sotto al-Mutawakkil istituisce il carattere policentrico dell'ortoprassi sunnita, ratificando l'impossibilità di identificare il Grande Altro con la volontà di un singolo centro sovrano.

2.3 Falsafa: la Legge e la ragione

Con l'articolazione avicenniana e averroista (Faṣl al-maqāl), la falsafa distingue il regime di verità filosofico da quello rivelato, sdoppiando il campo dell'Altro ed evitando la chiusura autoreferenziale del sapere teologico tradizionale.

2.4 Tasawwuf: l’Altro come inattingibile

Nel sufismo, la trascendenza divina viene pensata come un'Alterità radicalmente inattingibile (al-Ḥaqq). L’esperienza estatica (samāʿ, fanāʾ) disarticola il garante simbolico in favore di un'assenza operativa e desiderante.


3. Arkoun: la mancanza dell’Altro come non‑pensato

L'epistemologia critica di Mohammed Arkoun (Critique de la raison islamique) applica una decontrazione archeologica della tradizione analizzando tre registri:

 -Pensiero chiuso: il corpus delle interpretazioni storicamente canonizzate e dogmatizzate;

-Pensiero aperto: le potenzialità critiche, storiografiche e speculative rimaste inespresse;

-Non-pensato (l'impensé): la rimozione strutturale e l'inconscio epistemico della ragione islamica.

L’Altro ortodosso risulta così una costruzione storica contingentemente delimitata. La mancanza dell’Altro non è soltanto un'impasse strutturale della sintassi lacaniana, ma una faglia epistemica: ciò che viene espulso nel non-pensato riemerge sotto forma di sintomo sociale, violenza ermeneutica o frattura ideologica.


4. Logiche del godimento: il rovescio della Legge

«La Legge è il rovescio del godimento» (Seminario XVII): il jouissance non equivale al principio di piacere, ma ne segna l'eccedenza pulsionale e traumatica che la norma tenta vana e incessantemente di imbrigliare e simbolizzare. Nell’Islam contemporaneo, la tensione tra la norma e l'eccedenza si rifrange in tre direttrici primarie.


5. Godimento estetico e spirituale

5.1 Sufismo come economia del godimento

Il taṣawwuf sublima la forza pulsionale attraverso rituali di ascolto e modulazioni vocali (samāʿ), convertendo la spinta di godimento in un itinerario simbolico e mistico in cui la Legge viene riorientata anziché essere assunta come mera interdizione negante.

5.2 Estetiche digitali

L’ecosistema mediale iper-connesso produce una circolazione immediata e affettiva di estetiche sacre (recitazioni virali, visualità sufi), aggirando e destabilizzando i tradizionali apparati clericali di regolazione discorso.


6. Godimento sociale e politico

6.1 Appartenenza comunitaria

La coesione identitaria e la partecipazione ai movimenti riformatori offrono un godimento di fusione nel corpo collettivo (Umma), dove la norma opera da catalizzatore e ordinatore dell'investimento libidico.

6.2 Fondamentalismo come godimento dell’Altro pieno

Il fondamentalismo contemporaneo (analizzato da Olivier Roy e Fethi Benslama) costituisce un tentativo patologico di suturare l'angoscia della mancanza nell'Altro mediante:

-Una riduzione iper-semplificata del testo sacro;

-Un'architettura identitaria binaria e priva di fessure;

-Il ricorso alla pulsione di morte e al sacrificio («un furioso desiderio di sacrificio») per riempire il vuoto strutturale dell'inconscio con la presenza immanente dell'Oggetto a.


7. Godimento clandestino e doppie vite

7.1 Spazio pubblico vs spazio privato

La rigida polarizzazione tra uno spazio pubblico saturato dal controllo normativo e uno spazio privato frammentato genera una scissione soggettiva manifesta in economie sotterranee del desiderio e doppi regimi esistenziali che eludono la simbolizzazione ufficiale.

7.2 Digitalizzazione del clandestino

La dissoluzione del territorio fisico da parte delle reti digitali criptate (Telegram, Discord) crea enclaves di godimento de-territorializzato, ri-locando l'agire clandestino in una dimensione fluida e anonima.

8. Conclusione: mancanza dell’Altro e nuove forme di legame

L’Islam contemporaneo si rivela un campo aperto di contesa tra la pluralità dei saperi storici, il declino delle autorità tradizionali e l'insorgenza di nuove economie di godimento. La scommessa teorica risiede nell'assumere la mancanza strutturale del Grande Altro senza cedere alla tentazione autoritaria della sua saturazione, riaprendo il non-pensato arkouniano come uno spazio di rilancio per il legame sociale e per la soggettivazione etica.


Bibliografia essenziale

Alemán, J. Soledad: Común (2021).

Arkoun, M. Critique de la raison islamique (1984); The Unthought in Contemporary Islamic Thought (2010).

Benslama, F. La psychanalyse à l’épreuve de l’Islam (2002); Un furieux désir de sacrifice (2014).

Lacan, J. Il Seminario XVI. Da un Altro all’altro (1968‑69); Il Seminario XVII. Il rovescio della psicoanalisi (1969‑70).

Roy, O. L’Islam mondialisé (2004).



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